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Blog di
Maria Elena Basso


Dal Giappone con passione: 10 parole per riflettere su sé stessi attraverso la lente del coaching
Ci sono luoghi che non si visitano soltanto, ma finiscono con l'attraversarci. Il Giappone è stato questo per me. Da quei viaggi ho portato a casa dieci parole intraducibili — wabi-sabi, ikigai, kintsugi, e altre sette — che oggi uso come piccole bussole. Non sono slogan. Sono inviti a rallentare, a guardarsi dentro, a scegliere una prospettiva nuova. Le ho rilette attraverso la lente del coaching: ecco cosa ho trovato.


Dal Giappone con passione: 10 parole per riflettere su sé stessi attraverso la lente del coaching
Ci sono luoghi che non si visitano soltanto, ma finiscono con l'attraversarci. Il Giappone è stato questo per me. Da quei viaggi ho portato a casa dieci parole intraducibili — wabi-sabi, ikigai, kintsugi, e altre sette — che oggi uso come piccole bussole. Non sono slogan. Sono inviti a rallentare, a guardarsi dentro, a scegliere una prospettiva nuova. Le ho rilette attraverso la lente del coaching: ecco cosa ho trovato.


Le possibilità esistono. Parola di scienziati.
Non sono una filosofa. Eppure da qualche tempo le domande che vengono dalla filosofia mi seguono. Forse perché il coaching stesso nasce lì — Socrate e il suo metodo maieutico sono, a tutti gli effetti, il primo protocollo di coaching della storia. Un video di Gabriella Greison mi ha confermato quello che proviamo ogni giorno sul campo: le possibilità esistono. Anzi, sono la struttura stessa della realtà.


Le parole (guida) che porto con me quest’anno
Quest'anno niente buoni propositi. Mi sono ritrovata con tre parole che continuano a tornare come un ritornello insistente: fiducia, precisione, movimento. La fiducia è stare nel non-sapere senza collassare. La precisione è chiamare le cose con il loro nome, anche quando è scomodo. Il movimento è smettere di cercare la versione migliore di sé e abitare le versioni successive. Non sono destinazioni. Sono bussole. E tu, quali parole porti con te quest'anno?


FERMARSI NON È PERDERE: DALLE OLIMPIADI INVERNALI UNA LEZIONE DA APPRENDERE
Alysa Liu. Vent'anni. Doppio oro olimpico a Milano Cortina. Ma la sua storia non è solo quella di una campionessa. È la storia di una ragazza che a 16 anni ha detto basta, e che il mondo ha dato per finita. Invece si è fermata per ritrovarsi. È tornata alle sue condizioni. Su una lama larga 3 millimetri ha ricostruito tutto. Mi chiedo quante volte confondiamo il fermarsi con il perdere. A volte fermarsi non è perdere. È scegliere.


Il tempo che (non) abbiamo: vivere il presente senza aspettare
Viviamo come se il tempo non finisse mai, eppure siamo costantemente in attesa che qualcosa arrivi a salvarci. Come Drogo nel Deserto dei Tartari, scrutiamo l'orizzonte aspettando un evento straordinario, mentre la vita ci scivola via. Seneca lo diceva già: non abbiamo poco tempo, ne sprechiamo tanto. E se smettessimo di aspettare i Tartari e iniziassimo a vivere proprio ora?


Quando la gentilezza diventa autolesionismo
Il confine sottile tra compassione e complicità nel proprio maltrattamento Chiamiamola Sara. Sara lavora come project manager in un'azienda di medie dimensioni. Competente, precisa, quella che risolve i problemi prima ancora che qualcuno se ne accorga. Il tipo di persona su cui tutti contano, perché Sara "non dice mai di no." E infatti, non lo dice. Quando la sua responsabile diretta – chiamiamola Chiara – inizia a scaricarle addosso le proprie scadenze, Sara accetta. Quando


Gennaio è finito: e se il segreto fosse scegliere, non aggiungere?
Gennaio è finito. Com'è andata con i buoni propositi? C'è una domanda che nessuno si fa: se oggi dici sì a qualcosa, a cosa stai dicendo no? Il tempo non si moltiplica. Il cambiamento vero non è aggiungere, è scegliere.


Il coraggio secondo la filosofia (senza armature né cavalli bianchi) 🌿 Seconda pillola di filosofia quotidiana
Il coraggio non è sempre quello che immaginiamo.
Non indossa armature lucide e non fa rumore.
A volte è restare.
Altre è fermarsi.
Altre ancora è dire “non ce la faccio” senza vergogna.
La filosofia ci ricorda che il vero coraggio non è assenza di paura, ma presenza a sé stessi. È togliersi l’armatura e scegliere ciò che è vero, anche quando non è comodo.


L'anti-risoluzione: l'arte di lasciare andare
Gennaio è il mese delle promesse. Ma la vera trasformazione inizia altrove: cosa sei pronto a lasciare andare? Non eliminare difetti, ma riconoscere credenze e schemi che non ti appartengono più. Un manager scopre che la sua ansia da prestazione era un vecchio alleato che oggi gli impedisce di delegare. Lasciare andare non è rinunciare, è fare spazio. L'eleganza sta nell'essenziale. Prima di aggiungere, prova a sottrarre.


L'arte della leggerezza
C'è un momento dell'anno che arriva silenzioso: quando non è il corpo a chiedere tregua, ma la mente. Cercare la leggerezza non vuol dire essere superficiali. È un momento di cura verso noi stessi, un comprendere ciò che non serve più.
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