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Gennaio è finito: e se il segreto fosse scegliere, non aggiungere?

  • Immagine del redattore: Maria Elena Basso
    Maria Elena Basso
  • 31 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

Sull'illusione dell'addizione senza sottrazione e il coraggio di scegliere davvero


Gennaio è finito. Com'è andata con i buoni propositi?


Non serve rispondere ad alta voce. Lo sai già.


C'è una domanda che nessuno fa, nel tripudio dei buoni propositi. Una domanda che avrebbe rovinato istantaneamente l'atmosfera festosa del primo gennaio, l'entusiasmo collettivo, quel senso di possibilità infinita.


La domanda è questa: se oggi dici di sì a qualcosa, a cosa stai dicendo di no?


Semplice, quasi banale. Eppure capace di smontare qualsiasi lista di buoni propositi in meno di trenta secondi.


La matematica spietata delle 24 ore


Gennaio ci vende un'illusione potente: quella dell'addizione senza sottrazione.


Ci fa credere che possiamo semplicemente aggiungere cose alla nostra vita – palestra tre volte a settimana, corso di formazione online, progetto personale, networking serio, "quest'anno mi dedico davvero a me stesso" – senza dover togliere niente.


Come se le ore si moltiplicassero per magia all'alba del primo gennaio. Come se il denaro aumentasse perché abbiamo deciso di investire su noi stessi. Come se lo spazio mentale necessario per seguire un nuovo percorso si materializzasse dal nulla, senza sottrarlo a qualcos'altro.


Ma la verità è testarda: hai 24 ore al giorno. Punto.


Se decidi di andare in palestra tre volte a settimana, quelle tre serate le stai togliendo da qualche altra parte. Forse erano serate sul divano che ti permettevano di decomprimere. Forse erano serate che dedicavi a un hobby. Forse erano semplicemente vuote, e quella vuotezza era preziosa.


Se ti iscrivi a quel corso che "ti cambierà la carriera", quelle ore le stai sottraendo a qualcosa che oggi riempie quel tempo. Lavoro, famiglia, sonno, noia – qualcosa deve uscire dall'equazione perché qualcos'altro possa entrare.


Ma a gennaio facciamo finta che questa matematica non esista.


L'illusione dell'uomo nuovo


Gennaio ci permette di fantasticare su una versione migliorata di noi stessi senza confrontarci con la versione reale.


Quella che si iscrive in palestra pensando "basterà svegliarmi un'ora prima", ignorando bellamente che già fai fatica ad alzarti all'ora attuale. Quella che aggiunge un impegno formativo convinta che "basta organizzarsi meglio", come se l'organizzazione fosse il problema e non il fatto che le giornate sono già piene.


È un gioco di prestigio psicologico: ci concentriamo su ciò che aggiungiamo (virtuoso, brillante, migliorativo) senza guardare ciò che sottraiamo (necessario, forse piacevole, sicuramente reale).


E così ci ritroviamo con liste di propositi che sono, in realtà, wishful thinking travestito da pianificazione.


"Voglio leggere un libro a settimana" – ma non dico a cosa rinuncerò per trovare quelle ore. "Voglio fare networking professionale" – ma non specifico quale attuale impegno sociale o solitudine scalerò per fare spazio. "Voglio dedicarmi a un progetto personale" – ma non ammetto che il tempo per quel progetto dovrà venire sottratto a qualcos'altro che oggi faccio.


Gennaio ci lascia credere che sia solo questione di volontà, quando invece è questione di scelta.

E scegliere è più difficile che volere.


Febbraio arriva con i conti in mano


Febbraio non ha l'eleganza di gennaio. Non ti lusinga, non ti fa promesse, non ti vende possibilità infinite.


Febbraio arriva con i conti della spesa.


A febbraio ti rendi conto che quella cosa che "dovevi assolutamente fare" richiede tempo che non hai, denaro che hai già allocato altrove, energia mentale che stai usando per mantenere in piedi tutto il resto della tua vita.


E a febbraio non puoi più nasconderti dietro l'entusiasmo collettivo. Non puoi più credere che basti "essere più disciplinato" o "organizzarsi meglio".


Febbraio ti mette davanti alla verità: non puoi avere tutto. E non è una questione di fallimento personale. È matematica.


La domanda che cambia tutto


Ecco perché quella domanda – se dico sì a questo, a cosa sto dicendo no? – è così potente e così disturbante.


Perché ci obbliga a guardare in faccia il costo reale del cambiamento. Non il costo emotivo, non il costo in termini di impegno o fatica. Il costo concreto, tangibile, misurabile in ore, euro, spazio mentale.


Se oggi decido di seguire quel percorso formativo costoso, sto dicendo di no a quel viaggio che volevo fare? Se inizio ad andare in palestra tre volte a settimana, sto dicendo di no a quelle serate in cui arrivavo a casa e non facevo niente? Se mi impegno in un nuovo progetto professionale, sto dicendo di no al tempo libero che mi permetteva di non pensare al lavoro?


Scegliere davvero significa ammettere che ogni sì porta con sé un no.


E questo fa paura. Perché significa rinunciare a qualcosa. Significa ammettere che abbiamo dei limiti. Significa guardare in faccia le nostre priorità reali, non quelle che vorremmo avere.


Il coraggio di febbraio


Febbraio è il mese del coraggio vero. Non il coraggio di promettere, ma il coraggio di scegliere.


È il coraggio di dire: "Voglio questo abbastanza da rinunciare a quello." È il coraggio di ammettere: "Non posso avere tutto, quindi scelgo cosa conta davvero." È il coraggio di guardare la propria vita senza filtri e dire: "Questo esce, perché quest'altro è più importante."


Gennaio è finito. L'euforia è passata. E forse è il momento migliore per iniziare davvero.

Non con nuove promesse. Con una scelta.


A cosa sei disposto a rinunciare per far spazio a qualcosa che conta davvero?


Questa è l'unica domanda che ha senso farti adesso.


 
 
 

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