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L'anti-risoluzione: l'arte di lasciare andare

  • Immagine del redattore: Maria Elena Basso
    Maria Elena Basso
  • 31 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

È quasi rituale. Arriva gennaio e con lui la stagione delle promesse: diete, palestre, nuove abitudini, versioni migliorate di noi stessi. Il mercato del self-improvement ci bombarda di messaggi ottimistici: “Quest'anno sì, quest'anno ce la fai.”


Eppure, c'è qualcosa che stride in questa retorica dell'aggiunta continua, come se crescere significasse solo accumulare competenze, risultati, qualità, controllo come le collezioni di figurine.


Raramente ci fermiamo a chiederci: cosa posso sottrarre?


Il peso dell'identità


Quando accompagno professionisti in transizione, come per esempio freelance che ridefiniscono il proprio percorso, manager che cambiano settore o persone che lasciano carriere consolidate, noto sempre la stessa dinamica.


Non è la paura del nuovo a bloccarli, ma il peso di ciò che si trascinano appresso dal vecchio.


Emergono credenze su chi "dovrebbero" essere, aspettative ereditate dalle famiglie, da contesti professionali o da culture aziendali; definizioni di successo che hanno smesso di risuonare ma che continuano a occupare spazio, come il mobile di famiglia ereditato ma ingombrante in una casa troppo piccola.


Un cliente, chiamiamolo Marco, dirige un team di venti persone. Lui è competente, professionista stimato ed esaurito. Un giorno durante una sessione mi disse: “So che dovrei delegare di più, ma non ci riesco.”


Quando abbiamo esplorato insieme quel ‘non ci riesco’, è emerso ben altro. Marco aveva costruito la sua identità professionale sull'essere indispensabile. Delegare, per lui, significava tradire quella definizione di sé, e quindi perpetuava quella rassicurante narrazione che lo aveva accompagnato per oltre vent'anni.


Quello che emerse è che non aveva bisogno di imparare tecniche di delega: aveva bisogno di lasciare andare chi credeva di dover essere!


L'eleganza della sottrazione – Lasciare andare


C'è un principio in architettura che sostiene che l'eleganza sta nell'essenziale. 


Mademoiselle Coco diceva: “Guardati allo specchio e togli qualcosa se vuoi essere elegante.” 


Togliere il superfluo rivela la struttura. Lo stesso vale per le vite umane.


Lasciare andare non è rinunciare, è un gesto di discernimento, direi quasi di cura. È come dire: “Questo mi è servito, mi ha protetto, mi ha sostenuto. Ora non mi serve più.”


A volte ciò che lasciamo andare sono schemi comportamentali che un tempo avevano senso. L'iper-controllo che un tempo ci ha salvato in un ambiente caotico o il perfezionismo che ci ha fatto emergere agli inizi della carriera, sono stati doni preziosi, ma oggi la differenza è che rischiano di diventare situazioni tossiche.


ATTENZIONE: questi meccanismi non sono nemici, sono vecchi alleati che hanno esaurito la loro funzione.


L'anti-risoluzione come pratica


Quindi quest'anno ti propongo un esercizio diverso. Prima di stilare la lista dei propositi per il nuovo anno che si sta per affacciare, prova a rispondere a queste domande:


Quale credenza su di te puoi finalmente mettere in discussione? Non sono abbastanza disciplinato. Non sono una persona creativa. Ho bisogno di certezze per muovermi.


Quale aspettativa altrui stai ancora cercando di soddisfare? Di genitori, partner, colleghi, della versione di te che avevi a vent'anni e che immaginava un futuro specifico.


Quale paura camuffata da prudenza ti sta limitando? “Non è il momento giusto”, spesso significa “Ho paura che sia il momento sbagliato per sempre”.


Quale maschera professionale puoi posare? Il leader che ha sempre risposte. Il professionista che non ammette vulnerabilità. L'esperto che non può permettersi di non sapere.


Celebrare lo spazio vuoto


La cultura occidentale non ama il vuoto. Lo riempiamo immediatamente di rumore, impegni, di identità sostitutive.


Ma il vuoto non è assenza, è potenziale. Pensiamo che è il silenzio tra le note che crea la musica.


Quando lasci andare un pezzo della tua vecchia identità, non devi sostituirlo immediatamente. Puoi abitare quello spazio intermedio, quella terra di mezzo dove non sei più chi eri e non sei ancora chi diventerai.


È scomodo? Certo, ma è anche straordinariamente fertile, perché lì puoi creare.


Da dove iniziare


Voglio essere chiara: non serve una rivoluzione nella propria vita, basta un gesto piccolo, anche simbolico.


Per esempio, scrivi su un foglio ciò che sei pronto a lasciare andare. Può essere anche solo una frase, un'immagine, una parola. Poi, se ti va, accompagnalo con un gesto fisico, puoi brucialo, sotterralo, gettalo in un fiume o lasciarlo andare trasporto dall’aria.


I rituali contano, danno un senso di sacralità. 


E poi datti il tempo per osservarti, per vedere cosa accade in quello spazio vuoto che hai creato. Quali pensieri nuovi emergono? Quali scelte diventano possibili?


Il cambiamento autentico inizia spesso così: non con un'aggiunta rumorosa, ma con una sottrazione silenziosa.


Fare spazio. Lasciare andare. Scegliere la leggerezza.


Buon anno nuovo. O meglio: buon anno più leggero!




 
 
 

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