Le possibilità esistono. Parola di scienziati.
- Maria Elena Basso
- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min

Premessa doverosa: non sono una filosofa.
Lo dico subito, prima che qualcuno si aspetti citazioni dotte o sillogismi rigorosi. Ho una laurea, qualche libro letto con serietà, e un'abitudine ostinata a fare lunghe riflessioni mentre il caffè si raffredda. Niente di più.
Eppure, da qualche tempo, le domande che vengono dalla filosofia mi seguono. Mi tornano in mente nei momenti più inaspettati — durante una sessione di coaching, camminando, guardando fuori dalla finestra. E ho smesso di resistere, perché ho capito che non è un capriccio intellettuale. È qualcosa di più preciso.
Il coaching stesso nasce lì. In quella tradizione. Socrate e il suo metodo maieutico — quella pratica raffinata di fare domande invece di dare risposte, di aiutare l'altro a portare in superficie ciò che già sa — è, se ci pensiamo, il primo protocollo di coaching della storia. Con la toga al posto della giacca e il Partenone al posto dello studio, ma la struttura è quella.
Quindi, in un certo senso, siamo collegati da sempre.
Il cosmo della conoscenza
Una delle cose che mi affascina di più — e che produce in me riflessioni di quelle lunghe, le stesse che fanno freddare il caffè — è come tutto il cosmo della conoscenza sia profondamente connesso. Come la fisica parli di psicologia. Come la matematica tocchi l'estetica. Come un fisico del Novecento possa illuminare qualcosa che un coach del Duemila sta cercando di spiegare al suo cliente da mezz'ora.
Poi mi imbatto in questo video di Gabriella Greison.
E mi fermo.
Perché Greison — fisica, scrittrice, attrice, e sì, "rockstar della fisica" è un soprannome guadagnato sul campo — fa una cosa apparentemente semplice: prende un tema ostico, quasi proibitivo per chi non ha mai frequentato un'aula universitaria di fisica, e lo trasforma in un racconto. Piacevole. Accessibile. Persino elegante.
Il tema è: le possibilità.
Perché questo tema, e perché adesso
Le possibilità sono il cuore del lavoro che faccio ogni giorno.
Quando qualcuno arriva in una sessione di coaching — spesso in un momento di transizione, di stanchezza, di dubbio su sé stesso e su dove sta andando — porta con sé una mappa del mondo che, quasi invariabilmente, è diventata troppo piccola. I confini si sono avvicinati. Le strade sembrano finite. L'orizzonte si è fatto opaco.
Il mio lavoro, in quei momenti, non è dare risposte. È aiutare quella persona a rimettere a fuoco la mappa. A scoprire che i bordi che vedeva non erano i bordi reali. Che ci sono strade che non aveva ancora considerato. Che le possibilità — anche quelle che sembrano impossibili — esistono.
È un lavoro delicato. Richiede pazienza, fiducia, e una certa capacità di stare nell'incertezza senza fretta di risolverla.
E poi arriva la fisica quantistica e mi dice, con la precisione di un'equazione: hai ragione. Le possibilità esistono. Anzi, sono la struttura stessa della realtà.
Quando la scienza conferma quello che il cuore intuiva
C'è qualcosa di profondamente soddisfacente nel momento in cui una disciplina completamente diversa dalla tua arriva alla stessa conclusione attraverso una strada opposta.
La meccanica quantistica ci dice che una particella, finché non viene osservata, non occupa una posizione definita. Esiste in una sovrapposizione di stati — in tutte le possibilità contemporaneamente. È solo l'atto della misurazione a farla collassare in un punto preciso.
Tradotto fuori dal laboratorio: la realtà, prima che decidiamo di fissarla, è aperta. È possibilità. È campo.
Per noi coach, che lavoriamo ogni giorno con persone che stanno cercando di decidere chi sono e dove vanno, questa non è solo una bella metafora. È quasi una conferma scientifica di quello che proviamo sul campo: che chiudere troppo presto le possibilità ha un costo. Che stare nel campo aperto, con tutto il disagio che porta, è spesso la condizione necessaria perché emerga qualcosa di vero.
Allora mettetevi comodi
Non aggiungo altro. Sarebbe controproducente, e comunque Greison lo fa meglio di me.
Vi lascio con il video qui sotto. È uno di quei contenuti che vale la pena gustare senza fretta — con il caffè caldo, questa volta, se riuscite.
Perché le possibilità esistono. Parola di scienziati.




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